La torre merlata de La Torretta bianca
La torre merlata de La Torretta bianca — foto dell'archivio di La Torretta bianca

Chi arriva a Cava de' Tirreni e alza lo sguardo verso le colline nota presto alcune costruzioni insolite: torri sottili, isolate tra i boschi e i crinali, che non sembrano né fortificazioni né campanili. Sono le torri legate alla caccia ai colombi, testimonianza di una delle tradizioni più singolari della valle metelliana, praticata per secoli dagli abitanti di Cava e scomparsa soltanto nel Novecento.

Una tradizione antica: la caccia ai colombi

Ogni autunno, in particolare nel mese di ottobre, grandi stormi di colombacci migratori, i palombi, attraversavano la valle seguendo i passaggi tra i monti. Gli abitanti avevano messo a punto una tecnica di cattura del tutto particolare, che la tradizione fa risalire all'epoca longobarda. Testimonianze di cacce con reti tese in verticale compaiono già nei documenti medievali conservati nell'archivio dell'Abbazia della Santissima Trinità e pubblicati nel Codex Diplomaticus Cavensis.

Il metodo richiedeva abilità e coordinazione. Dalle torri, chiamate pulieri, i tiratori lanciavano con la fionda piccole pietre bianche, le ghiare, che inducevano gli stormi ad abbassare il volo proprio verso le grandi reti tese nella valle. Nascosti in piccoli ripari, le mettetore, altri cacciatori attendevano il momento giusto per lasciar cadere le reti. Era insieme un'attività di sostentamento, un momento di festa e una prova di destrezza, tanto che a Cava se ne parlava anche come del gioco dei colombi.

Le torri della valle metelliana

Le torri che si vedono ancora oggi vengono spesso chiamate longobarde, ma in realtà appartengono all'età moderna: la loro costruzione si colloca tra il XVI e il XVII secolo, quando la caccia era ormai un'usanza radicata nella vita della valle. Si trovavano lungo i crinali che circondano Cava, dalle colline al confine con Nocera Superiore fino alle alture della Croce e di San Liberatore. Alcune sono ancora integre, altre sopravvivono come ruderi immersi nella vegetazione; tutte insieme disegnano una sorta di mappa della tradizione cavese.

La caccia ai colombi è proseguita per molti secoli ed è cessata nel corso del Novecento. Oggi le torri sono un elemento caratteristico del paesaggio e un segno concreto di come gli abitanti della valle abbiano saputo leggere il territorio, i venti e le rotte degli uccelli. Seguire i sentieri che salgono verso i crinali è anche un modo per scoprire Cava da un punto di vista diverso.

La storia di una torretta sul Toppo

Una di queste storie si può ripercorrere sulla collina del Toppo, a circa 298 metri di altitudine, in località Caselle Inferiori. Qui sorge La Torretta bianca, dimora della seconda metà del Seicento con una caratteristica torre merlata, una delle torri della valle legate al gioco dei palombi. Un documento del 26 febbraio 1668 cita già il piano di Teriento, o Castalegna, dove si trova la proprietà: segno che quel luogo aveva un nome e un ruolo nella vita della valle da molto tempo.

Nella seconda metà dell'Ottocento la proprietà è passata attraverso diverse famiglie: i Santoriello nel 1867, i Napolitano nel 1877, i Sorrentino nel 1898. In seguito la torre divenne un casino di caccia e, durante la guerra, fu usata come avamposto con un mitragliatore antiaereo, sfruttando la stessa posizione dominante che un tempo serviva ad avvistare gli stormi. Dal 1991 appartiene alla famiglia Senatore, che oggi vi accoglie gli ospiti.

Guardare la valle dall'alto

Le torri non erano costruite a caso: per avvistare gli stormi servivano punti elevati, con un'ampia visuale sui passaggi tra i monti. È lo stesso motivo per cui ancora oggi, da queste colline, lo sguardo abbraccia la vallata metelliana, i Monti Lattari, l'agro nocerino e il Vesuvio. Salire su una di queste alture in una limpida mattina d'autunno, proprio nella stagione in cui un tempo passavano i colombi, aiuta a capire come la geografia della valle abbia dato forma a un'usanza così particolare.

Consiglio pratico: molte torri si trovano su terreni privati o lungo sentieri di collina. Osservatele dai percorsi pubblici, indossate scarpe adatte e informatevi presso i canali turistici ufficiali del Comune di Cava de' Tirreni sugli itinerari escursionistici segnalati.

Dormire in una torre della valle metelliana

La Torretta bianca, dimora seicentesca con torre merlata sulla collina del Toppo, affaccia sulla vallata metelliana, sui Monti Lattari e sul Vesuvio: un modo per vivere da vicino questa storia.